Il fallimento di uno Stato che dimentica i randagi
In base agli ultimi dati di Legambiente, sono decine di migliaia i cani ospitati nelle strutture che rischiano di non uscire mai più dai box. Ogni anno si contano circa 60 mila abbandoni: cifre che non accennano a diminuire e che evidenziano una grave inerzia delle istituzioni. Si evita volutamente di affrontare un argomento scomodo, dietro al quale si celano convivenze improprie, favoreggiamenti e scambi di voti. In questo scenario, gli animali diventano meri numeri e strumenti per movimentare fondi pubblici e donazioni, all’interno di un sistema privo di adeguati controlli.
Il rapporto “Animali in città” evidenzia che, nel 2025, oltre 2 cani su 10 (3.000 animali in 221 Comuni) e circa 14.000 a livello nazionale rischiano il canile a vita. Mantenere un animale costa in media 1.900 euro all’anno. Nel 2025 la spesa pubblica di settore è scesa del 22%, rappresentando appena il 3,65% di un mercato degli animali da compagnia che vale 5,3 miliardi di euro. Di questo mercato, 4,2 miliardi sono destinati al solo cibo (+6,9% annuo), mentre a fine 2024 ben 1.001 Comuni risultavano in dissesto o crisi finanziaria. Infine, l’Indice di Convivenza Urbana (ICU) valuta i servizi offerti su 5 livelli e registra una media nazionale di soli 36 punti su 100.
A questo quadro si aggiungono le precarie condizioni delle strutture di accoglienza, spesso obsolete. I Comuni stentano a rilasciare le autorizzazioni necessarie, costringendo molte associazioni e volontari ad autotassarsi pur di garantire gli interventi di manutenzione base.
“Un sistema che funziona deve prendersi cura del bene pubblico: si spendono fondi inutilmente, magari legati al PNRR, mentre canili comunali e rifugi in convenzione crollano a pezzi. Dobbiamo garantire che le risorse destinate al contrasto del randagismo arrivino concretamente agli animali e ai territori, fermando la prassi di dirottare queste somme su altre voci di bilancio comunale- sottolinea Gabriella Caramanica, Segretario nazionale del partito politico REA- Serve una politica realmente attenta al benessere animale, che abbia la volontà di assicurare alle strutture pronto soccorso tempestivi e luoghi di permanenza sicuri, con aree in cui gli animali possano interagire e vivere liberamente”.
Il rapporto impone dunque una seria riflessione e una riforma strutturale immediata. Allo stato attuale, infatti, il sistema finisce per avvantaggiare quelle realtà che garantiscono bacini elettorali, in uno scambio di favori che penalizza i servizi essenziali. Troppo spesso la politica preferisce fare passerella sui casi mediatici alimentati dagli influencer, anziché impegnarsi a risolvere i problemi alla radice, lo vediamo ad esempio a Tivoli, in provincia di Roma, dove da anni vive una popolazione di randagi lasciati in balia di se stessi, con una riproduzione incontrollata.
È necessaria una politica che combatta il randagismo a monte e tuteli concretamente le colonie feline, prevedendo l’obbligo di aree comunali dedicate. Occorre partire da una stretta decisa sul commercio e sugli allevamenti — compresi quelli casalinghi — fino a intervenire con fermezza sui settori più critici, come i cani da caccia e da custodia delle greggi, per i quali servono maggiori controlli sulle nascite, sterilizzazioni e castrazioni obbligatorie. REA ha le idee chiare sul percorso da intraprendere e non intende più tollerare l’inerzia e le omissioni delle istituzioni.
