Il Segretario Nazionale interviene sul dossier geologico: “Costruire su faglie attive è tecnicamente possibile, ma politicamente irresponsabile senza garanzie di manutenzione eterna. Non lasceremo ai nostri figli una cattedrale nel deserto sismico.”
Di fronte alle analisi geologiche che confermano la complessità del sottosuolo dello Stretto di Messina – un’area caratterizzata da faglie attive, estensione crostale e movimenti verticali – il partito REA lancia un forte allarme politico. Sebbene l’ingegneria moderna possa sfidare la natura, la politica deve chiedersi se il prezzo di questa sfida sia sostenibile per il Paese.
La denuncia: geologia vs. priorità politiche “Non stiamo discutendo la capacità dei nostri ingegneri, che è eccellente,” dichiara il Segretario Nazionale di REA, “ma la cecità di una politica che ignora il contesto reale. Lo Stretto è una ‘morsa in movimento’, dove Sicilia e Calabria si allontanano di quasi un millimetro l’anno. Costruire un’opera faraonica su un sistema di faglie che ha generato il sisma del 1908 non è solo una sfida tecnica, è un rischio politico calcolato sulle spalle dei cittadini.”
Il leader di REA prosegue con fermezza: “Ci dicono che il Ponte può resistere a un sisma di magnitudo 7.2. Bene. Ma chi garantirà la manutenzione maniacale e costantissima che un’opera del genere, unica al mondo, richiederà per sempre? In un Paese che fatica a manutenere le strade provinciali e le ferrovie esistenti, pensare di gestire il ponte sospeso più lungo del mondo su una faglia attiva è utopia. La nostra non è opposizione al progresso, ma al gigantismo infrastrutturale che dimentica la fragilità del territorio. REA dice no a un’opera che rischia di diventare un debito eterno di manutenzione per le future generazioni.”
Il nodo della manutenzione come questione di Stato La vera criticità non risiede nell’edificazione, bensì nella gestione del tempo. La sostenibilità dell’opera dipenderà interamente dalla qualità delle cure decennali. Per REA, investire miliardi in un’unica infrastruttura, mentre il territorio circostante soffre di dissesto idrogeologico e carenze strutturali, rappresenta una distorsione delle priorità nazionali.
REA chiede che le risorse destinate al Ponte vengano immediatamente riallocate per la messa in sicurezza sismica e idrogeologica di Calabria e Sicilia. “Prima di unire due coste che si allontanano,” conclude il Segretario, “uniamo il Paese nella sicurezza delle scuole, degli ospedali e delle case.”
